giovedì 22 agosto 2013

Pietro G Pantaleo: 30 anni di carriera: l'incontro con Massimo Guastella































Ho conosciuto l’opera di pietro pantaleo poco meno di un anno fa, in occasione dell’esposizione personale allestita negli ambienti dell’ente fiera di Francavillla Fontana. osservando le opere del suo percorso precedente e soprattutto talune appartenenti a quel momento, fase non tanto lontana cronologicamente ma già disuguale se confrontata con quella più recente, mi è parso di percepire l’alacre impegno della maturità artistica dell’autore, in una sorta di determinato “o la va, o la spacca”, make or break; ovvero il tentativo di trovare, picassianamente, ancorché ricercare la sua dimensione stilistica risolutiva.                                                                                                         
In questo suo momento, esigente di conseguire una ben determinata fisionomia stilistica, c'è tutto il carattere della pittura di azione, attenzione esplicitamente ammessa dall’artista - aduso talora all’installazione e alla performance -, carica di segni ma innanzitutto di pastosa sostanza cromatica. aver scelto nelle ultime prestazioni di spingersi ulteriormente nei territori dell’informale quale mezzo espressivo preminente, oltre per che l’intrinseco valore della materia, percepibile subitanea, per le sue potenzialità tattili, per quanto non immediate, non gli ha precluso l’opportunità di accostarvi inserti cartacei di testi, riproduzioni di immagini ritagliate e quant’altro di materiali feriali che, latamente evocativi del neodada o del nouveau réalisme, interagendo con gli effetti cromatici della pittura, amplificano la plasticità materica dei singoli lavori. non intendo considerare questi recuperi di tendenze espressive anni cinquanta-sessanta come un tardivo approccio culturale. pantaleo appartiene a quella nutrita schiera di artisti contemporanei che utilizza indifferentemente forme espressive diverse, commiste per costruire le sue opere.  in tal senso quelli osservabili nelle sue sequenze create sono mezzi e linguaggi congeniali a esprimere il senso lirico e simbolico della sua poetica, che aggalla con veemenza sulla superficie luminosa delle composizioni.
Nei “vizi  capitali”, dove irrompono i colori forti, impostati principalmente sui rossi – almeno dall’ultimo quadriennio - fa avvampare i solidi impasti rutilanti, saturi; dispone, irruente, la sequela di segni fittissimi, pulsanti, ritmicamente combinati. trascrizioni didascaliche completano questo zapping visivo. appare un’inquieta stesura che, pur nella non oggettività, avverto come una realtà a noi nota ma confusa, appartenutaci sebbene indistinta, allontanatasi nel tempo dell’esistenza. affatto nelle sedimentazioni pittorico-materiche pietro pantaleo dichiara chiaramente l'originaria etnia e il tratto caratteristico densamente mediterraneo dei luoghi della memoria; foss’anche il ricordo neppure troppo lontano, mi pare sia questo il contesto di riferimento da cui trae estro per riflettere sulle motivazioni del suo essere artista. il suo tentativo di
evolvere verso mete definite si va consolidando, con acquisita padronanza espressiva, nel  vivace impianto cromatico delle tele, entro cui dominano quei baleni di indaco, che danno vita alle ultime  “cifre” del suo  itinerario, i termini più attuali del suo discorso visivo. ancora una volta è alle sollecitazioni del colore che corrisponde la forza appassionata del suo spirito.

L’esito, che potrei definire “poesie cromatiche”, è di una emotività coinvolgente. il paesaggio interiore dell'artista diviene nei suoi quadri valori commisurabili ai sentimenti intimi dell’uomo e all’essenza del vissuto. pietro g. pantaleo muove al traguardo, convinto che esso è prossimamente raggiungibile e solo momentaneo, mentre già oltre intravede lo scalo successivo.

(Massimo Guastella - 2008)

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