Ho
conosciuto l’opera di pietro pantaleo poco meno di un anno fa, in occasione
dell’esposizione personale allestita negli ambienti dell’ente fiera di
Francavillla Fontana. osservando le opere del suo percorso precedente e
soprattutto talune appartenenti a quel momento, fase non tanto lontana
cronologicamente ma già disuguale se confrontata con quella più recente, mi è
parso di percepire l’alacre impegno della maturità artistica dell’autore, in
una sorta di determinato “o la va, o la spacca”, make or break; ovvero il
tentativo di trovare, picassianamente, ancorché ricercare la sua dimensione
stilistica risolutiva.
In
questo suo momento, esigente di conseguire una ben determinata fisionomia
stilistica, c'è tutto il carattere della pittura di azione, attenzione
esplicitamente ammessa dall’artista - aduso talora all’installazione e alla
performance -, carica di segni ma innanzitutto di pastosa sostanza cromatica.
aver scelto nelle ultime prestazioni di spingersi ulteriormente nei territori
dell’informale quale mezzo espressivo preminente, oltre per che l’intrinseco
valore della materia, percepibile subitanea, per le sue potenzialità tattili,
per quanto non immediate, non gli ha precluso l’opportunità di accostarvi
inserti cartacei di testi, riproduzioni di immagini ritagliate e quant’altro di
materiali feriali che, latamente evocativi del neodada o del nouveau réalisme,
interagendo con gli effetti cromatici della pittura, amplificano la plasticità
materica dei singoli lavori. non intendo considerare questi recuperi di
tendenze espressive anni cinquanta-sessanta come un tardivo approccio
culturale. pantaleo appartiene a quella nutrita schiera di artisti
contemporanei che utilizza indifferentemente forme espressive diverse, commiste
per costruire le sue opere. in tal senso
quelli osservabili nelle sue sequenze create sono mezzi e linguaggi congeniali
a esprimere il senso lirico e simbolico della sua poetica, che aggalla con
veemenza sulla superficie luminosa delle composizioni.
Nei
“vizi capitali”, dove irrompono i colori
forti, impostati principalmente sui rossi – almeno dall’ultimo quadriennio - fa
avvampare i solidi impasti rutilanti, saturi; dispone, irruente, la sequela di
segni fittissimi, pulsanti, ritmicamente combinati. trascrizioni didascaliche
completano questo zapping visivo. appare un’inquieta stesura che, pur nella non
oggettività, avverto come una realtà a noi nota ma confusa, appartenutaci
sebbene indistinta, allontanatasi nel tempo dell’esistenza. affatto nelle
sedimentazioni pittorico-materiche pietro pantaleo dichiara chiaramente
l'originaria etnia e il tratto caratteristico densamente mediterraneo dei
luoghi della memoria; foss’anche il ricordo neppure troppo lontano, mi pare sia
questo il contesto di riferimento da cui trae estro per riflettere sulle
motivazioni del suo essere artista. il suo tentativo di
evolvere
verso mete definite si va consolidando, con acquisita padronanza espressiva,
nel vivace impianto cromatico delle
tele, entro cui dominano quei baleni di indaco, che danno vita alle ultime “cifre” del suo itinerario, i termini più attuali del suo
discorso visivo. ancora una volta è alle sollecitazioni del colore che
corrisponde la forza appassionata del suo spirito.
L’esito,
che potrei definire “poesie cromatiche”, è di una emotività coinvolgente. il
paesaggio interiore dell'artista diviene nei suoi quadri valori commisurabili
ai sentimenti intimi dell’uomo e all’essenza del vissuto. pietro g. pantaleo
muove al traguardo, convinto che esso è prossimamente raggiungibile e solo
momentaneo, mentre già oltre intravede lo scalo successivo.
(Massimo Guastella - 2008)



























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